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Ci
sono parole che, da sole, hanno la forza evocativa di un racconto
illustrato.
E' il caso di
chinché: termine
ritrovato nell'archeologia lessicale contadina del Roero.

Il chinché il
lampadario a petrolio che illuminava le case contadine dei tempi della
malora ed evoca immagini di semplice calda convivialità
famigliare: il caminetto acceso, una polenta fumante, le oscillazioni e
gli abbassamenti della luce, la mare granda che
va e viene dal potagé al tavolo, il cé
che raccoglie le briciole di pane sulla tovaglia, intanto che insegna
che nulla va sprecato e che il pane è sacro.
E' a questi valori, a queste atmosfere, a questi profumi, a questi
colori che abbiamo voluto pensare con il nostro Passito di
Arneis chinché.
Non è nostalgia ma orgoglio delle nostre radici contadine e
consapevolezza che per progettare il futuro occorre avere i piedi ben
piantati nel passato.
Anche per i vini. E, allora, saremo felici se, insieme alle carezze per
il palato, il nostro chinché
saprà far rivivere i valori della civiltà contadina.
pochi chilometri da Canale, nelle
verdi colline del Roero,
Filippo e Maria, con i figli Gianni, Laura e Enrica,
trascorrono le loro giornate in mezzo ai filari,
per accudire e selezionare con cura le uve che
daranno origine ai vini della cantina di
Filippo Gallino...
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